Scuola Anatomica Patavina
Alcuni contributi della Scuola anatomica patavina, contenuti
di Maurizio
Rippa Bonati
All'origine di ogni scoperta, di ogni invenzione, innovazione e avanzamento vi è
la risposta ad una domanda, la soluzione di un quesito.
Il corpo umano, comprensibilmente, è sempre stato oggetto sommo di curiosità
che - senza intenzioni meccanicistiche - possono essere sintetizzate in quattro
interrogativi.
Come è fatto?
Come funziona?
Perché si guasta?
Come si può aggiustare?
A tre di questi interrogativi le risposte sono state cercate - e spesso trovate
- attraverso indagini anatomiche: sulla base delle rispettive specifiche peculiarità,
possiamo definire le discipline di volta in volta interessate come anatomia "chirurgica",
anatomia "animata" e anatomia "clinica". Più precisamente
l'anatomia "chirurgica" ebbe il suo momento di massimo fulgore nel corso
del Cinquecento, l'anatomia "animata" fu particolarmente importante nel
Seicento e l'anatomia "clinica", infine, ebbe origine proprio a Padova
nella seconda metà del Settecento.
Va anche sottolineato che tutte assieme queste "specialità" concorrono
alla soluzione del quarto quesito, quello riguardante la riconquista della salute.
E questo sia che la guarigione venga cercata ricorrendo alla terapia chirurgica
che a quella medica.
Ebbene, in tutti questi campi la Scuola medica patavina è stata centro di
genesi e di irradiazione di idee innovatrici. Proprio a Padova, infatti, si vennero
ripetutamente a creare quelle particolarissime condizioni che consentirono l'"esplosione"
di iniziative che - con evidente enfasi, ma non senza ragione - da molti vengono
definite "rivoluzioni culturali".
Questo nostro rapido excursus deve idealmente partire da un ben preciso "momento",
dal 1543, per molti versi vero e proprio annus mirabilis. In quell'anno, infatti,
Francesco Bonafede avanzò la prima proposta di realizzazione di un orto dei
semplici, venne edito il De humani corporis fabbrica di Andrea Vesalio e, secondo
testimonianze dell'epoca, Giovanni Battista da Monte forse per la prima volta condusse
i suoi studenti di medicina al letto del malato.
Se l'opera di Vesalio è universalmente considerata la pietra angolare dell'anatomia
- se non della medicina stessa - moderna, Girolamo Fabrici d'Acquapendente, l'ultimo
dei suoi successori "diretti", può essere considerato uno degli
iniziatori di quella che oggi chiamiamo "fisiologia". Suo collega a Padova
fu Santorio Santorio e suo allievo il celeberrimo William Harvey, lo scopritore
della circolazione del sangue.
Sarà poi solo nel Settecento che l'attenzione dei medici si poserà
sulle alterazioni anatomiche conseguenti a malattie. Anche in questo caso due nomi
soltanto: Bernardino Ramazzini, fondatore della medicina del lavoro, e Giovanni
Battista Morgagni, iniziatore di una importantissima specialità che oggi
può essere identificata con l'anatomia patologica.
Un discorso a parte merita infine la terapia. Consci della vastità e della
complessità dell'argomento, in questa occasione ricorderemo due soli "primati",
uno antico ed uno recente: per quanto riguarda la terapia medico-farmacologica segnaliamo
il già menzionato Orto medicinale o dei semplici, una delle prime istituzioni
pubbliche finalizzate alla coltivazione, alla sperimentazione e alla diffusione
della conoscenza delle piante medicinali; per la chirurgia ricordiamo invece il
trapianto di cuore - primo in Italia - eseguito a Padova il 14 novembre 1985.
Anatomia "occasionale" e anatomia "galenica"
La curiosità dell'uomo nei confronti del proprio corpo - presente in tutte
le epoche e presso tutte le culture - è sempre stata condizionata non solo
dal livello delle conoscenze scientifiche nel loro insieme, ma anche dalle credenze
religiose e dalle concezioni filosofiche.Per quanto riguarda le epoche più
antiche non possiamo che formulare delle ipotesi e in qualche caso risalire alle
conoscenze precedenti partendo dai testi medici più antichi, quali i cosiddetti
"papiri medici" e il Corpus hippocraticum. In entrambe queste composite
ed eterogenee raccolte di testi si trovano esclusivamente osservazioni di quella
che potremmo definire "anatomia occasionale".
Le conoscenze anatomiche attribuite ad Ippocrate (V-VI secolo a. C.) - che può
essere considerato il fondatore della medicina scientifica occidentale - trovarono
qualche sviluppo di tipo moderno presso la Scuola di Alessandria e soprattutto nell'opera
di Erofilo e di Erasistrato (III secolo a. C.).
Il punto più elevato dell'anatomia antica si ebbe però con Galeno
(129-199 d. C.) che realizzò una summa delle conoscenze di epoca classica,
arricchite da osservazioni personali effettuate su animali.
La sintesi galenica ebbe un ruolo particolarmente importante nel corso di tutto
il Medioevo, che attraversò rimanendo pressoché intatta, anche per
lo scarsissimo entusiasmo dimostrato sia dai cristiani che dai musulmani nei confronti
delle dissezioni di cadaveri umani.
Solo a partire dal XIV secolo, nell'ambito di alcune università quali Bologna,
Leida, Montpellier e, non ultima, Padova, si iniziarono ad aprire i cadaveri con
finalità mediche. A Mondino de' Leuzzi (1270 ca. - 1326) - attivo a Bologna
nei primi decenni del Trecento - dobbiamo il primo manuale interamente dedicato
alla pratica settoria.
Fu invece Alessandro Benedetti (1450 ca. - 1512) - operante a Venezia e a Padova
tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento - a divulgare l'importanza
delle autopsie nella formazione medica e, soprattutto, l'utilità di realizzare
strutture lignee smontabili - i teatri anatomici - che consentissero a numerosi
studenti le migliori condizioni di osservazione.
Ancora per tutta la prima metà del Cinquecento la didattica anatomica si
basò contemporaneamente sulla lettura dei testi classici e medievali e sulle
osservazioni dirette che, all'inizio, non entrarono in conflitto con l'autorevole
anatomia "galenica". Vale la pena ricordare che la più solida roccaforte
dell'anatomia classica fu l'Università di Parigi e i cui rappresentanti più
autorevoli e noti furono Jaques Dubois - Silvius - (1478-1555) e Günter von
Andernach (1485-1564), entrambi riconosciuti come maestri autorevoli da Andrea Vesalio
(1514-1564).
Anatomia “chirurgica” cinquecentesca
Con la pubblicazione del De humani corporis fabrica (Basilea 1543) tutto ciò
che Andrea Vesalio ebbe la possibilità di mettere in pratica presso quella
che lui stesso definì l'università "migliore del mondo"
conobbe una rapida e universale diffusione.
Semplificando al massimo, il merito principale dell'artefice della "rivoluzione"
anatomica consiste nell'aver diffuso l'importanza - didattica, scientifica e anche
artistica - dell'osservazione diretta di quel complesso "edificio" che
è il corpo umano. Questo presupponeva un passaggio ricco di contrasti, quale
il superamento di tutti i consolidati principi d'autorità e la fondazione
di una nuova medicina, ovviamente basata su una profonda conoscenza dell'anatomia.
Andrea Vesalio (1514-1564)
Laureatosi a Padova il 5 dicembre del 1537, già il giorno successivo venne
nominato "lettore" di chirurgia, incarico che all'epoca prevedeva anche
l'insegnamento teorico e pratico dell'anatomia.
Con la pubblicazione delle Tabulae anatomicae sex (Venezia 1538), ampi fogli volanti
costituiti da schematici disegni e da concise didascalie, inizia la sua personale
produzione anatomica didattico-scientifica che raggiunse l'apice con il De humani
corporis fabrica (Basilea 1543), perfetta sintesi di rigore scientifico e bellezza
artistica.
Realdo Colombo (1515 ca.-1559)
Inizialmente allievo, poi successore di Vesalio alla cattedra d'anatomia dell'Università
di Padova, il cremonese Realdo Colombo insegnò anatomia anche a Pisa (1546)
e a Roma (1549). Il suo nome resta legato all'opera De re anatomica (Venezia 1559),
arricchita da un frontespizio attribuito al Veronese e, soprattutto, alle sue precorritrici
teorie riguardanti la circolazione polmonare.
Gabriele Falloppio (1523-1562)
Chiamato a Padova ad insegnare chirurgia, anatomia e "semplici" nel 1551,
in vita pubblicò una sola opera, le Observationes anatomicae (Venezia, 1561),
oggi note soprattutto per la prima descrizione delle tube uterine, conosciute da
allora con il nome dello scopritore.
Girolamo Fabrici D'Acquapendente (1533-1619)
Ultimo dei grandi anatomisti padovani cinquecenteschi, resse la cattedra chirurgico-anatomica
per oltre cinquant'anni. Durante il suo lungo magistero venne realizzato il Teatro
anatomico e tra i molti suoi allievi ebbe William Harvey, che, anche grazie agli
insegnamenti del maestro, chiarì i meccanismi della circolazione sanguigna.
Anatomia "animata" seicentesca
I rapidi sviluppi e i progressivi approfondimenti delle conoscenze anatomiche che
caratterizzarono la seconda metà del XVI secolo stimolarono nuovi interrogativi.
Le osservazioni effettuate sui diversi organi - sia umani che animali - sollevarono
quesiti via via sempre più complessi sulle loro rispettive funzioni.
La Scuola medica patavina - che ebbe la fortuna della lunga e proficua presenza
di Galileo Galilei - ebbe un ruolo preminente anche nelle indagini di anatomia "animata",
come veniva definita la nascente fisiologia.
William Harvey (1578-1657)
Dopo aver conseguito il dottorato a Padova nel 1602, fece ritorno nella natia Inghilterra.
Qui, nel 1616, nel corso di anatomia affidatogli dal Royal College of Physicians
di Londra, anticipò i risultati delle sue ricerche sulla circolazione del
sangue, successivamente pubblicati nella Exercitatio anatomica de motu cordis et
sanguinis in animalibus (Francoforte 1628), titolo da cui risulta con immediata
evidenza il debito da lui contratto con la Scuola anatomica patavina.
Santorio Santorio (1561-1636)
Prima che il microscopio in qualche modo monopolizzasse le ricerche bio-mediche,
vanno segnalate le "esperienze" effettuate da Santorio Santorio, che descrisse
diversi tipi di termometri ad aria e un apparecchio per la misurazione della frequenza
del polso.
Particolarmente interessanti i suoi studi dedicati a quello che oggi definiamo metabolismo
- perspiratio insensibilis - compiuti mediante un'apposita apparecchiatura - stadera
medica - da lui stesso ideata e realizzata.
Johann Georg Wirsung (1598-1643)
Originario di Monaco di Baviera - come risulta dall'iscrizione autografa alla Natio
Germanica Artistarum - si laureò in medicina a Padova e qui, per alcuni anni,
ricoprì l'incarico di prosettore dell'anatomista Johan Wesling.
Sempre a Padova scoprì il dotto pancreatico che ancora oggi porta il suo
nome e lo descrisse e illustrò nell'opera intitolata Figura ductus cuiusdam
cum multiplicis suis ramulis (Padova 1642), edita poco prima della morte.
Anatomia "clinica" settecentesca
L'attenzione degli scienziati, lentamente ma costantemente, si sposta dal corpo
umano nel suo complesso ai singoli organi, sia per quanto riguarda la citata fisiologia
che per la nascente patologia.
Un indubbio valore documentario ebbero le "collezioni" di reperti anomali
costituite nel corso del XVII secolo, quale ad esempio il Sepulcretum anatomicum
(Ginevra 1709) di Théophile Bonet (1620-1689). La vera svolta si ebbe però
solo quando le eventuali variazioni morfologiche di un determinato organo vennero
collegate a manifestazioni patologiche osservate in vivo.
Il "Secolo dei lumi" per l'Università di Padova si apre con la
chiamata contemporanea del giovane Antonio Vallisneri (1661-1730) e del più
anziano e noto Bernardino Ramazzini (1633-1714), che aveva appena pubblicato la
De morbis artificum diatriba (Modena 1700), opera con la quale prende l'avvio la
medicina del lavoro.
Sarà però Giambattista Morgagni (1682-1771) il vero protagonista del
Settecento medico padovano. "Sua maestà anatomica", anche grazie
alla straordinaria longevità professionale, ebbe la possibilità di
raccogliere una sterminata quantità di casi clinici e di registrarne l'evoluzione,
dall'insorgenza dei primi sintomi fino all'esame autoptico.
La meticolosità del medico e l'acutezza del ricercatore sono apprezzabili
nel De sedibus at causis morborum per anatomen indagatis (Venezia 1761); del felicissimo
titolo desideriamo qui sottolineare solo il riferimento all'anatomia, grazie alla
quale era possibile collegare tra loro l'origine e la localizzazione delle manifestazioni
patologiche.
"Materia medica" e chirurgica
I legami tra le "anatomie" e la "materia medica", cioè
l'antica farmacoterapia, sono per medici e malati certamente importanti anche se
non esplicitamente manifesti.
Molto più evidente è invece l'importanza della conoscenza del corpo
umano quando si deve ricorrere all'uso del bisturi: le opere dei due più
famosi chirurghi del XVI secolo, il francese Ambroise Paré e il veneziano
Giovanni Andrea dalla Croce costituiscono, infatti, la conferma più convincente.