Progetto allestimento
Concorso per l’individuazione della migliore soluzione progettuale per l’allestimento
del museo di storia della medicina e della salute a Padova
L’unità-dualità di Giardino/teatro Botanico e Cella/cellula Vita-Luce è il nocciolo
dello sviluppo vitale e della rappresentazione del contenuto del museo.
Col rinnovarsi delle stagioni, muta l’interpretazione del Giardino; col rinnovarsi
delle scienze mediche, lo spazio della Cella recita in continua variazione.
Il Museo della Medicina nell’ antico ospedale di San Francesco Grande a Padova è
luogo del Sapere, dell’Illuminazione, dell’Io e della Ricerca del segreto della
vita umana (1).
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L’allestimento del Museo della Medicina a Padova ha il compito di soddisfare un
triplice obiettivo.
Innanzitutto deve rispondere nel modo più appropriato ai programmi e alle aspettative
degli enti promotori.
Deve poi presentare il più elevato grado di fattibilità in rapporto alle opere di
restauro in corso, offrendo caratteri di continuità con esse, al fine di evitare
contraddizioni dannose sul piano dei tempi e dei costi.
Infine deve porsi in sintonia con la produzione e il dibattito più avanzati in campo
internazionale in materia di realizzazioni museali a contenuto scientifico.
Per quanto riguarda i programmi – imperniati sulla conservazione del patrimonio
relativo alla vicenda di un eccezionale intreccio fra ricerca, didattica e assistenza
– molti elementi sono stati forniti dagli elaborati del bando di concorso, dalle
conoscenze acquisite sui materiali suscettibili di esposizione e presenti a Padova
e nella Regione, e dalle consulenze ottenute da esperti in materia. L’intento del
presente progetto è quello di ipotizzare di conseguenza una dislocazione tematica
degli oggetti di esposizione ed offrirne una loro indicazione esemplificativa, con
una proposta che tuttavia assicuri la libertà di distribuire anche in modo diverso
sezioni tematiche ed oggetti. Come bene ricordano gli studiosi della progettazione
museale, solo un comitato preposto allo scopo avrà l’autorità di dire l’ultima parola
sugli indirizzi scientifico culturali complessivi, e quindi sul peso da assegnare
ai diversi settori e alle loro interazioni e sulla individuazione degli oggetti
dell’esposizione (2).
Per quanto riguarda le compatibilità fra opere di allestimento e opere di restauro
dell’Ospedale di San Francesco, si è studiata la migliore sinergia fra le due fasi
di intervento, utilizzando le potenzialità implicate dall’esperienza già condotta
e in corso relativamente ai diversi aspetti operativi: rapporti con Committenza,
Soprintendenze ed Enti di controllo; documentazione sui caratteri storico artistici
e statico costruttivi; conoscenze sui problemi di progettazione esecutiva, di analisi
dei costi, di gestione di cantiere.
Per quanto riguarda un approccio aggiornato alle questioni sollevate dalla sistemazione
espositiva all’ospedale di San Francesco, si è riflettuto sui diversi aspetti teorico
critici implicati: attualità dell’esporre, permanenza e trasformazioni nell’idea
di museo, specificità del museo della medicina, nuovo museo in edificio antico.
Consideriamo inizialmente questi ultimi aspetti, per inquadrarvi le scelte del nostro
progetto museale e quindi l’analisi dei suoi diversi settori.
IMPLICAZIONI TEORICO CRITICHE E OPERATIVE
Attualità dell’esporre
La prima sollecitazione nel pensare al museo di Padova viene dalla dimensione emozionale,
oltreché scientifica, implicata nel progetto di un grande luogo espositivo nel cuore
di un’antico centro storico.
Nel suo ultimo libro, Joseph Rykwert indica una nuova prospettiva per la vita e
l’immagine della città, una prospettiva fondata sulla centralità del museo, punto
primario di aggregazione e di riferimento collettivo (3).
In tal senso la cultura, nella sua duplice dimensione intellettuale e antropologica,
tende a proporsi nel paesaggio urbano contemporaneo come fondamentale “istituzione”
(nell’accezione kahniana del termine): ancor più universale delle istituzioni politiche
e religiose tradizionali, e ben più fondata su basi di pensiero e di etica di quanto
non possano essere altre istituzioni, ad esempio commerciali, oggetto di interesse
privilegiato da parte di pur autorevoli studiosi e architetti (4).
La rappresentazione dello shopping come motore delle altre funzioni, offerta da
questi ultimi in nome della tirannia del consumismo, può essere rovesciata con una
concezione del museo come sede di interessi plurimi, dove l’apprendimento induce
comunicazione, spettacolo, ricreazione, ricettività, commercio.
D’altra parte nella nostra epoca le nozioni di cultura e commercio, all’apparenza
diametralmente opposte, tendono a confondersi in una opinabile intercambiabilità:
già negli anni sessanta Andy Warhol scriveva che in un prossimo futuro i musei sarebbero
diventati grandi magazzini e i grandi magazzini musei. Ora che quella prospettiva
è divenuta reale, c’è chi da un lato vede la vitalità delle sperimentazioni in corso,
e chi dall’altro mette in guardia contro le degenerazioni del progetto, contro un’architettura
che si “abbandoni ad un insensato affondamento nel puro luccichio della transitorietà”
(5).
In un nuovo insieme di motivazioni si spiega in ogni caso la recente strepitosa
fioritura di strutture museali, capillarmente diffusa fino ai centri minori d’Oltralpe,
del Nordamerica e dell’estremo Oriente: piccole sconosciute città sono improvvisamente
salite alla notorietà grazie ad una di quelle tante realizzazioni, oggi principale
occasione per i progettisti di offrire buona architettura. Centri maggiori ma privi
di attrazione (economica, turistica…) hanno improvvisamente trovato una nuova vita
con la edificazione di un museo; è stato notato in proposito come la presenza del
Guggenheim a Bilbao nei soli primi quattro anni abbia indotto benefici economici
pari a dieci volte il suo costo di costruzione (6).
Ma, prima di porsi come luogo polarizzatore di attività altre, la stessa funzione
museale va considerata nelle sue intrinseche potenzialità attrattive e ludiche,
oltrechè educative. Non è un caso che, all’ultima Biennale di architettura a Venezia,
la sezione tematica di maggior rilievo si sia rivelata quella sui musei, considerati
in particolare quali accattivanti contenitori per una comunicazione multimediale
(7).
Il Museo di storia della medicina e della salute a Padova è un’iniziativa che risponde
in modo particolare a questa attualità, sia per la mancanza di istituzioni come
queste, sia per l’eccezionale importanza del materiale documentato, sia per la forte
aspettativa da parte di un vasto pubblico, specialistico e non. Più avanti si analizzeranno
i termini di questo interesse.
Permanenza e trasformazione nell’idea di museo
In qual misura il Museo della Medicina deve rispettare l’idea classica di ‘ordinata
esposizione’, e in quale altra deve rispondere alla domanda di allestimento come
‘spettacolare esibizione’?
Alla Architectural League di New York si tenne nel 1985 un’importante serie di convegni
sull’architettura dei musei; ipotizzandone per il prossimo futuro una vasta produzione,
autorevoli progettisti, critici e curatori discutevano sui caratteri ottimali da
proporre per il disegno di questi edifici: l’orientamento prevalente fu quello a
favore di regolari spazi ‘neutri’, in opposizione agli autoreferenziali esibizionismi
formali esemplificati dall’allora recentissimo e pubblicatissimo High Museum di
Meier ad Atlanta (8).
Negli anni successivi quella previsione del museo come protagonista nella vita e
nell’architettura dei nostri insediamenti si è avverata. Ma, se questa sua importanza
fondamentale per la società contemporanea si sta consolidando senza incertezze,
ancor più nel dubbio è rimasto invece il dibattito su quali caratteri le forme del
museo debbano assumere. Se anzi si confrontano i musei dei maestri moderni con le
realizzazioni anche più significative degli anni settanta e ottanta del Novecento
e questi ultimi con quelli più recenti, si vede mediamente – fatta quindi eccezione
per alcune lodevoli opere controcorrente – una progressiva perdita di chiarezza
spaziale a vantaggio di un’opinabile spettacolarizzazione, che a partire dalle facciate
tende a coinvolgere l’intero organismo
(9).
In particolare due opposte tendenze si confrontano: da una parte la fedeltà a una
tradizione di spazio ‘archetipo’, dall’altra la proposizione del museo come oggetto
stesso dell’esibizione (10).
La direzione giusta ci sembra quella che, coniugando la salvaguardia del contenuto
scientifico degli oggetti da esporre con l’attrattività della loro esposizione,
individui spazi dotati di regole compositive riconoscibili e al tempo stesso declinate
secondo una originalità legata ad ogni specifica situazione (contesto espositivo,
natura del materiale esposto, interazioni con l’esterno…): le regole assicurano
correttezza e pienezza comunicativa, l’originalità innesca la curiosità propria
di ogni opera ‘unica’.
La prima regola riguarda la necessità di conferire una certa ‘astrattezza’ all’assetto
spaziale, tale da garantire la piena libertà di comunicazione agli oggetti esposti
e una loro intercambiabilità. Allo scopo, ad onta di tante sperimentazioni recenti
più formalistiche che formali, sembra preferibile la versatilità degli impianti
classici. Questi ultimi assicurano un codice iconografico collettivamente condiviso.
Per tale opzione propendeva Aldo Rossi, riproponendo nel 1981 un suo precedente
allestimento. “Non cambio il mio schema espositivo perché non vi è motivo: un muro
con parecchie porte, da ogni porta si accede a un corridoio e da questo a una sola
stanza. Nella stanza vi è l’oggetto ricercato. Questo percorso che ha richiami archeologici
e psicologici ed è la forma di un mito, è anche il più logico dal punto di vista
distributivo; lo ritroviamo nelle piante greco-romane, negli edifici pubblici per
le comunità come conventi, ospedali… Il corridoio è la strada, la camera è la casa…
D’altra parte vi è qualcosa di straordinario, la sala migliore, il luogo per eccellenza
del museo dove lo spazio si amplia e comprendiamo il significato dell’insieme” (11).
A questo aspetto di permanenza del ‘tipo’ va affiancato quello della sua trasformabilità,
operata tuttavia solo sulla base di esigenze umane, come ricorda fra gli altri Rafael
Moneo, studioso oltreché progettista di musei significativi (12).
Fra queste esigenze riteniamo oggi di grande rilevanza l’interattività. Il museo
non può essere solo quello rossiano anche perché i suoi fruitori non sono più solo
cultori della materia, adulti, istruiti, esperti, appassionati; il pubblico negli
ultimi anni si è estremamente diversificato per età, grado di istruzione, competenza,
motivazione. Questo nuovo pubblico chiede di essere coinvolto nella materia esposta
attraverso un sistema di relazioni: un inquadramento nelle tematiche implicate,
un’informazione sui collegamenti con altre discipline e sulle ricadute nella vita
reale.
Molto opportunamente per il Museo di Padova il bando insiste sull’interattività.
In questa occasione essa è destinata infatti ad assolvere un ruolo particolarmente
rilevante: ciò a motivo del carattere singolare dell’istituzione, degli specialismi
implicati nel materiale esposto (a fronte della prevedibile eterogeneità dell’utenza),
della necessità di porlo in comunicazione con un universo più vasto di conoscenze,
dell’interesse a collegarlo con il mondo della produzione.
L’interattività tuttavia non riguarda solo i rapporti fra materia esposta e materia
non esposta, ma anche fra la prima e i visitatori. Nel caso di un’esposizione come
questa, incentrata sul corpo umano, e quindi sulla realtà plurisensoriale per eccellenza,
l’allestimento può davvero suscitare un coinvolgimento del pubblico a livelli elevatissimi
(13).
Nuovi musei in edifici antichi
Una riflessione sul progetto di luoghi espositivi in contenitori preesistenti non
può prescindere dalla grande tradizione della museografia italiana in rapporto ad
antiche costruzioni; ciò ancor più se la materia da esporre ha carattere storico.
Una tradizione di grande ricchezza nelle soluzioni e nei tipi, dai nuovi musei in
edifici antichi agli edifici antichi in nuovi musei.
In particolare, quelle esperienze ci mostrano come una presenza monumentale offra
qualità ‘ambientali’ di partenza che l’intervento deve saper sfruttare appieno quale
prezioso valore aggiunto, ricercando una dialettica fra l’ordine antico e quello
nuovo.
Nostre precedenti esperienze in diversi paesi europei hanno verificato le straordinarie
potenzialità di queste condizioni operative.
A Padova, con il museo della medicina, tali condizioni si presentano in maniera
esemplare, tanto più per il fatto che la sede stessa del futuro allestimento, già
storico ospedale, rientra fra gli oggetti dell’esposizione: questo fatto aumenta
le possibilità di realizzare la dimensione comunicativa ed emozionale dell’intervento.
Queste possibilità sono nel nostro caso ulteriormente accresciute in quanto il recupero
degli edifici è da poco avviato, e si possono creare così le condizioni per un reciproco
beneficio fra ragioni del restauro e ragioni espositive.
Specificità del museo della medicina
I musei scientifici in genere si distinguono in modo speciale dagli altri musei,
e soprattutto da quelli d’arte, per la loro forte eteroreferenzialità: non espongono
esclusivamente opere uniche, come ad esempio le pinacoteche, e a differenza di queste
non presumono una categorizzazione (cronologica, geografica, stilistica…) ampiamente
acquisita, ma al contrario propongono in gran parte oggetti ripetibili, spesso prodotti
in serie e creati altrove; riportano fatti significativi in relazione a fenomeni
più ampi non facilmente illustrabili, documentano eventi verificatisi nei luoghi
più diversi. Essi devono perciò offrire un’ampia rete di collegamenti con una ‘realtà
scientifica’ esterna che permetta di rendere viva la materia esposta (14).
D’altra parte tale materia, rispetto a quella artistica, entra in contatto assai
più diretto, senza mediazioni, con la realtà del visitatore, nella sua dimensione
fisica oltreché emotiva.
Di conseguenza, come si è già accennato, diventa rilevante la capacità, da parte
dell’allestimento, di coinvolgere lo spettatore nelle relazioni degli oggetti esposti
sia con contesti esterni che con se stesso.
In questi musei l’entità e il grado di ‘stabilità’ del valore del materiale esposto
è estremamente variabile. Mentre in un museo d’arte il pregio delle opere si mantiene
su un certo comune livello, che per di più non subisce nel tempo sensibili variazioni,
qui possiamo trovare inestimabili documenti originali a fianco di copie di oggetti
prodotti in grande serie a basso costo (ma pur di grande significato per i loro
effetti), e l’importanza di quegli oggetti, soprattutto se recenti, varia con il
procedere del pensiero scientifico.
L’allestimento deve dunque poter consentire modalità distinte per la comunicazione
degli aspetti storici e scientifici e l’illustrazione di quelli tecnici e produttivi.
Nel suo insieme il museo, per avere successo, deve colpire la fantasia, suscitare
emozioni, ma tutto ciò in forme diverse: da un lato, quale strumento di conoscenza
universale, deve rispettare una rigorosa documentazione; dall’altro, quale strumento
divulgativo, deve indurre coinvolgimento, produrre performance, proporsi come realtà
in divenire, attiva, anticipatrice del futuro.
La visita a questo museo sarà lo scavo in un affascinante passato e assieme la stimolante
interrogazione di un mondo che cambia.
Un museo come sistema aperto, come esplorazione in una materia anche controversa,
come punto per estendere l’osservazione a territori scientifici e geografici più
vasti, vicini e lontani. Un museo attivo, dove l’architettura deve offrirsi anche
come scenografia, il materiale espositivo anche come rappresentazione, la tecnologia
anche come oggetto di sperimentazione.
Il museo della medicina, rispetto ad altri tipi di luoghi espositivi a carattere
scientifico, moltiplica quelle potenzialità di coinvolgimento, in quanto l’oggetto
dell’attenzione è la realtà corporea stessa del visitatore, la sua quotidianità,
il suo immediato intorno esistenziale.
Per esprimere appieno l’efficacia comunicativa propria di tale identità l’esposizione
deve da un lato produrre la massima sollecitazione sensoriale e dall’altro immettere
l’attenzione in un tessuto connettivo di implicazioni umane, sociali, territoriali.
Le istituzioni del genere, dal vecchio Josephinum viennese alle più recenti realizzazioni
significative sia dal punto di vista architettonico che istituzionale (Aarhus, Helsinki,
Siena, La Coruña , Londra…, fino al Museo tedesco dell’Igiene a Dresda, appena rinnovato
dopo decenni di chiusura), dimostrano la forte attrazione suscitata dalla valorizzazione
di queste specificità (15).
IL PROGETTO DI ALLESTIMENTO DEL COMPLESSO MUSEALE
Continuità e sviluppo del rapporto fra restauro e allestimento
Come già anticipato, la presente proposta, ponendosi in continuità con il progetto
di restauro in corso di realizzazione, ne aggiorna e ne precisa gli esiti progettuali
in sintonia con le più qualificate esperienze condotte di recente in campo nazionale
e internazionale.
Esplicitando le potenzialità dell’edificio storico anche alla luce delle ultime
indicazioni acquisite in cantiere, introduce nuove e più efficaci prospettive di
definizione degli spazi museali; tutto ciò nell’ottica del proseguimento di una
proficua pratica di concertazione con Enti promotori, Uffici di controllo, Soprintendenze
competenti.
Più precisamente questo progetto è il risultato di una convergenza fra contributi
di duplice derivazione sia in materia di pensiero che di pratica professionale.
Da una parte essi provengono da una profonda conoscenza delle condizioni operative
del sito: implicazioni storiche, archeologiche, statico-costruttive, normative,
economico-gestionali (con riferimento in particolare ai termini dell’appalto in
corso di espletamento, ad opere di finitura già in esso comprese, e ai problemi
di integrazione e armonizzazione con il successivo appalto per gli allestimenti).
Da un’altra parte essi tengono conto e fanno tesoro della conduzione e dell’esito
– sia in termini di costi che di benefici – di operazioni simili a questa personalmente
realizzate e in fase di realizzazione in Italia e in altri paesi.
Come già ricordato, la fattibilità di questo progetto di allestimento rispetto all’esito
prospettato per le opere di restauro in corso di esecuzione è pienamente verificata.
Le eventuali modeste modificazioni introdotte negli elaborati del bando di concorso
(stato di fatto o di progetto approvato) sono da considerarsi varianti minori non
necessarie ma migliorative, possibile oggetto, se necessario, di discussione con
la Committenza e le Autorità competenti.
Caratteri generali
La “Relazione illustrativa dell’idea museale” e gli altri materiali informativi
allegati al bando del concorso per il Museo di storia della medicina e della salute
di Padova bene mettono in evidenza la singolarità e l’interesse straordinari dell’iniziativa.
Il museo padovano, oltre ai caratteri più generali sopra delineati per questo tipo
di realizzazioni nella nostra epoca, presenta dunque forti particolarità sul piano
nazionale e in parte anche su quello internazionale (16).
- Originalità scientifica dell’iniziativa (sistema complesso di interessi legati al
trinomio ricerca-didattica-assistenza con caratteri di museo di nuovo tipo, punto
di informazione, centro di avanzamento degli studi, sede di eventi vari).
- Singolare ed eccezionale coincidenza contenitore-contenuto: da ospedale nel Quattrocento,
prima sede della ricerca clinica, a museo di se stesso nel Duemila.
- Unicità degli eventi storici padovani documentati.
- Coinvolgimento, anche nei contenuti espositivi, delle istituzioni preposte all’educazione
medica e alla cura della salute.
- Connessioni con ‘risvolti’ divulgativi, produttivi, commerciali.
- Interazione con il ‘museo globale’ della conoscenza medica nel mondo.
Per quanto riguarda i contenuti dei diversi settori museali, il progetto fa riferimento
ai già richiamati documenti allegati al bando di concorso. L’indicazione, nelle
tavole e nella presente relazione, di particolari elementi e oggetti è da intendersi
essenzialmente esemplificativa e orientativa, perciò necessariamente parziale.
Per quanto riguarda i dettagli costruttivi degli allestimenti, le tavole offrono
alcuni elementi tipo. Le esperienze già condotte dagli estensori del presente progetto
in questo genere di allestimenti suggeriscono in generale l’adozione di soluzioni
semplici, in quanto più efficaci, oltreché più economiche, durature, e flessibili
in rapporto alle mutevoli necessità di un museo scientifico (17).
Questa considerazione si accompagna alla convinzione, argomentata nelle pagine precedenti,
che l’identità e l’attrattiva di un museo stia nella chiarezza e nella forza dei
suoi caratteri complessivi al di là dell’originalità dei dettagli (18).
Impianto formale e simbolico-funzionale
Centralità e connessioni
Il progetto di allestimento risponde alla struttura funzionale prospettata dal Bando.
Questa si configura secondo uno schema logico rappresentato da fasce concentriche,
dove al centro sono rappresentati i concetti-guida (ovvero “le parole chiave”) dell’intera
iniziativa, e verso l’esterno, in progressione, gli aspetti relativi alla scienza,
alla tecnica, alla divulgazione, alla realtà produttiva, agli eventi.
Il progetto complessivo è impostato su di una spazialità bipolare, sdoppiata in
due centri caratterizzati da una dimensione simbolica, oltrechè funzionale: il “Giardino/teatro
botanico” e la “Cella/cellula vita-luce”, ‘luoghi primari’ che nel loro insieme
costituiscono il cuore di tutto il museo.
Essi sono gli spazi archetipi in questa come in tante architetture di ogni tempo;
sono equivalenti rispettivamente al peristilio (cuore dell’edificio laico) e al
naos (la ‘cella’ appunto, cuore dell’edificio sacro, il tempio, ed anche navata
centrale della basilica). Come nel peristilio, il Giardino è atrio scoperto, circondato
da un percorso colonnato che serve gli ambienti circostanti. Come nello spazio sacro,
la Cella è sala centrale circondata da ambiti minori.
A questi elementi di centralità fanno da contrappunto, non meno necessari, gli elementi
di ‘confine’, quelli che permettono di connettere alla realtà esterna il museo,
rendendolo parte viva dell’universo scientifico così come della quotidianità dei
cittadini.
“Giardino/teatro botanico”
Non è solo snodo di distribuzione dei percorsi verso le diverse destinazioni, bensì
esso stesso polo di attrazione molteplice, e in particolare luogo teatrale per rappresentazioni
su tematiche connesse alla medicina, come auspicato dal bando; scena e fuoco dello
spazio teatrale sono i resti antichi del pozzo: l’acqua, metafora essenziale dell’esistenza.
La corte è anche luogo di apprendimento, di esposizione e di comunicazione, e in
quanto tale, parte integrante dell’allestimento; il lieve terrazzamento costituito
dai gradoni-sedili è sistemato a fasce di verde, che ospitano piante medicinali,
in particolare alberi a medio-alto fusto (oltre alle essenze classiche, anche salice,
frangula, betulla, prugno, amareno, mandorlo, tiglio, ippocastano…): piccolo orto
botanico che, oltre all’insegnamento, offre nella buona stagione una gradevole frescura
per il passeggio e la sosta.
Il colonnato perimetrale diviene supporto per un repertorio iconografico, costituito
da grandi teli, che introduce ai contenuti salienti del museo. Percorrendo la rampa
che conduce alle sale di esposizione il visitatore può così predisporsi all’attenzione
e mettere a fuoco progressivamente l’esperienza che lo attende.
Esperienza che, come anticipato, è incentrata sulla ‘Cella della vita’.
“Cella/cellula vita-luce”
Invaso luminoso, costituisce spazio ‘centrale’ del museo e, al tempo stesso, dell’esposizione
permanente; memoria della originaria sala a doppia altezza qui esistente nell’antico
ospedale voluto da Sibilla de Cetto, è ambito comune ai diversi livelli e, come
si spiega più avanti, ai rispettivi significati. Ospita oggetti rari, in numero
e in valore.
Custodia preziosa dell’essenza di tutto, essa riunifica idealmente conoscenza e
cura, ricerca assistenza e didattica: dimensioni complementari, di cui costituisce
il comune denominatore.
La sua presenza costituisce motivo di continua sollecitazione nei confronti del
visitatore, prospettando, nello svolgersi della visita, la rappresentazione del
contrappunto dialettico fra realtà diverse: la ricognizione della storia e l’esplorazione
dell’attualità, il richiamo alla memoria e l’immaginazione del futuro, la cruda
realtà del prima e la misteriosa utopia del dopo.
Sede della luce, altra metafora dell’esistenza, è interiore rappresentazione della
vita nella sua dimensione primaria, grembo e assieme embrione.
“Terminazioni”
Come si è sopra accennato, gli ‘organi vitali’ del museo trovano un essenziale complemento
nei suoi ‘tessuti connettivi’, fattori di collegamento sia fra i luoghi del complesso
museale sia con l’esterno vicino e lontano.
A tale ordine di elementi – sempre più rilevante nella realizzazione di musei, esposizioni
ed eventi culturali in genere – appartengono, il book-shop, una caffeteria soppalcata
anche con funzione di luogo di sosta e di lettura, negozi per esposizione e promozione
di prodotti nei settori collegati alla medicina, e soprattutto un sistema di centri
interattivi. Questi ultimi sono opportunamente collocati su tre piani, ‘in colonna’,
in maniera da attraversare e collegare fisicamente ed anche idealmente i diversi
livelli costruttivi e tematici del complesso museale. Essi sono esplicitamente identificati,
oltrechè dalla posizione all’angolo del museo verso il centro cittadino, anche dalla
soluzione proposta per l’allestimento.
ESPOSIZIONE PERMANENTE
Struttura distributiva e tematica
Raggiungibile, come da progetto di restauro, sia per la rampa che per la scala principale,
l’esposizione si organizza tematicamente nei due livelli a disposizione, con riferimento
al triplice ordine di interesse “ricerca-didattica-assistenza” prospettato dalla
Relazione che accompagna il bando.
I documenti ed oggetti, singoli e in raccolte, presenti nella città e nella provincia
di Padova e nel Veneto, le pubblicazioni al riguardo, le importanti mostre di Parigi
e Padova, offrono un potenziale scenario espositivo vasto quanto straordinario,
che ha costituito il primo riferimento per la tematizzazione delle sezioni espositive
(19).
Gli autori della presente proposta, non nuovi a questo tipo di progettazione, si
sono nondimeno avvalsi di consulenze specialistiche riguardo i problemi di contenuto
e di comunicazione in essa implicati
(20).
Come già accennato, si è tuttavia fermamente consapevoli che solo un futuro comitato
scientifico del Museo, espressione di tutti gli Enti interessati, con riferimento
all’ampia Relazione accompagnatoria del bando di concorso, sulla base di meditate
decisioni sull’indirizzo scientifico e di accurati ed esaurienti inventari sul materiale
effettivamente pregevole disponibile nella Regione, avrà la facoltà di stabilire
ordini di priorità e potrà di conseguenza proporre per i diversi ambienti una articolazione
tematica pienamente realistica, appropriata e al tempo stesso avanzata.
I due livelli ai quali si colloca l’esposizione permanente – posti rispettivamente
a quota +5.70 e +9.10 – propongono materiali che presentano implicazioni di ricerca,
didattica e assistenza molto spesso difficilmente separabili. Tuttavia, per facilitare
la comunicazione con il visitatore, si sono individuate alcune settorializzazioni
a carattere prevalente.
Gli schemi grafici allegati alle tavole e alla presente relazione sintetizzano l’ipotesi
di distribuzione tematica.
La sala introduttiva di entrambi i piani illustra il sistema assistenziale, nel
passato (livello inferiore) e nel presente (livello superiore).
All’opposta estremità è collocata la sezione interattiva.
Al centro, la “cella” in doppia altezza, rappresentazione di molteplicità concettuali,
ospita tre oggetti esemplari della ricerca, dell’insegnamento e dell’assistenza
medica.
Il livello inferiore ha per contenuto fondamentale la conoscenza, quello superiore
la cura; tanto la prima quanto la seconda sono considerate nella duplice interconnessa
sfaccettatura della ricerca e della didattica.
Quest’ultima distinzione ‘edilizia’ sottolinea il rapporto dei rispettivi significati:
in basso la malattia, in alto la guarigione.
I due livelli, nella loro sovrapposizione, presentano ulteriori corrispondenze:
sul lato verso strada vi sono illustrati gli sviluppi storici, verso la corte quelli
recenti. Sul fondo, all’estremità del canale ottico dato dalle énfilades delle stanze,
sono esposti oggetti emblematici secondo la citata sovrapposizione conoscenza-cura:
al plastico del Teatro dell’Acquapendente, ‘icona’ dell’anatomia, è sovrapposto
il modello dell’antico tavolo, luogo storico della chirurgia; al plastico dell’
Orto dei semplici, sede primaria della botanica medica, si sovrappone la vecchia
farmacia, sede per eccellenza associata alla guarigione.
In sintesi, tutte le scelte essenziali del progetto propongono strutture formali
che sono nel contempo espressione di strutture funzionali e simboliche. Ciò costituisce
importante fattore di chiarezza del messaggio espositivo, determinante per la sua
efficacia e il successo.
Gli ambienti
Il sistema di accesso previsto dal progetto di allestimento – ingresso, bookshop,
biglietteria, banco informazioni, servizi, scale e rampe (oltre alla caffetteria,
accessibile sia dall’esterno che dall’interno del museo, prima dell’ingresso all’esposizione,
e dotata di un soppalco che funge anche da spazio di sosta e lettura) – conferma
sostanzialmente quello contenuto dagli elaborati per il restauro dell’edificio.
Sale e stanze dell’esposizione permanente, all’interno dell’organizzazione complessiva
sopra esposta, ospitano pannelli e contenitori per materiali di cui si offrono di
seguito ipotesi di indicazioni tematiche, con alcune esemplificazioni di oggetti.
- -II/A – “CELLA/CELLULA”, ORIGINE E UNITÁ DI RICERCA, DIDATTICA, ASSISTENZA. È realizzata
da una doppia parete in forma di vetrina continua illuminata dal basso e dall’alto
con effetti luminosi che si irradiano tanto all’interno, attraverso un vetro interamente
opalino, quanto all’esterno, verso la stanze perimetrali, attraverso un vetro opalino
che diventa trasparente davanti agli oggetti esposti. Anche il soffitto è della
stessa materia, così da offrire appieno l’effetto di un risplendente scrigno.
La Cella ospita tre teche luminose, che contengono altrettanti oggetti-simbolo,
nella storia o nell’attualità, della ricerca, della didattica, della cura: ad esempio,
rispettivamente, il bulino della prima rappresentazione del dotto pancreatico, scoperto
a Padova; un cinquecentesco testo universitario illustrato; un robot di nuova introduzione
per la cura di mali di particolare attualità.
Questi oggetti sono esposti temporaneamente, secondo un avvicendamento periodico,
in attesa di venir sostituiti da altri in base a rilevanti studi, rinvenimenti,
scoperte.
Alle pareti possono essere applicate, pure in forma temporanea, gigantografie translucide
di più documenti di primaria importanza e attrattiva.
Dai percorsi che girano intorno alla Cella e dalle passerelle del livello superiore
si intravvede quanto contenuto all’interno, ricevendo stimoli alla visita.
- I-II/B – “CONNESSIONI”, INTERAZIONI RICERCA-DIDATTICA-ASSISTENZA, INTERAZIONI FRA
MUSEO DI PADOVA E MUSEO GLOBALE. Spazi sovrapposti su tre livelli (piano terra,
ammezzato e primo), accomunati da un tipo di allestimento diverso dagli altri, ospitano
postazioni informatiche che sollecitano a collegare con il ‘museo virtuale’ i temi
esposti nel museo padovano, gli interessi scientifici degli studiosi, e le curiosità
di ogni genere.
LIVELLO INFERIORE DELL’ESPOSIZIONE PERMANENTE
- I/1 – L’OSPEDALE DI SAN FRANCESCO GRANDE (ricostruzione filologica delle sue trasformazioni
morfologiche, modello esistente in scala, riproduzione dell’affresco con il ritratto
della fondatrice e documenti storici; documenti relativi a pratiche e terapie, a
normative, ai rapporti fra ospedale e università). LA NASCITA DELL’ASSISTENZA MEDICA
MODERNA (rif. testi di AAVV e G. Ongaro citati nella Relazione per il bando di concorso);
SVILUPPI DELL’OSPEDALIZZAZIONE NEL VENETO (ospedale giustinianeo, progetti jappelliani;
strutture sanitarie nelle città della Regione, architetture diverse per l’assistenza.
Ritratti, arredi, vedute storiche, ricostruzioni, cartografie e grafici); LA MALATTIA
NEL TEMPO; VENEZIA E LA PESTE (lazzaretti, uffici della sanità, decreti, proclami
ed altri documenti); ALTRE RILEVENTI PATOLOGIE SCOMPARSE (stampe, fotografie; documenti
sulla vaiuolizzazione e sulle vaccinazioni; sifilografi…). Le diverse strutture
di accoglienza.
- I/2 – ELEMENTI INTRODUTTIVI, OGGETTI E PREPARATI MEDICI E ANATOMICI (in part. selezione
dalle varie raccolte universitarie).
- I/3 – MEDICINA NELL’ANTICHITÀ, IL MEDIOEVO E PADOVA CENTRO DI STUDI INTERNAZIONALE.
Pietro d’Abano. Documenti scientifici, di laurea e vari.
- I/4 – UNICITÁ DELL’ESPERIENZA PADOVANA. ‘RINASCITA’ DELLA MEDICINA, LO STUDIUM PATAVINO
E L’EUROPA, LE ‘NATIONES’. L’università e l’insegnamento della medicina. La biblioteca
sanitaria Pinali.
- I/5 – UNICITÁ DELL’ESPERIENZA PADOVANA. IL SECOLO D’ORO DELLA MEDICINA. Documenti
preziosi di varia natura (rif. pubblicazioni specialistiche e cataloghi delle mostre
con relativi contributi).
- I/6 – NASCITA DELL’ANATOMIA MODERNA E PADOVA – PROTAGONISTI, TESTI E OGGETTI (idem
c.s.; ritratti, documenti personali, stampe e riproduzioni ).
- I/7 – SVILUPPI DELL’ANATOMIA MODERNA E PADOVA – STRUMENTI, SCOPERTE. La scoperta
della circolazione del sangue, del dotto pancreatico… (frontespizi, tavole…). Anatomia
microscopica.
- I/8 – SVILUPPI DELL’ANATOMIA MODERNA E PADOVA - SEPARAZIONE DI ANATOMIA E CHIRURGIA;
IL TEATRO ANATOMICO (modello esistente in scala, stampe antiche e grafici di rilievo)
LUOGO SIMBOLO DELLA RICERCA E DELLA DIDATTICA.
- I/9 – NASCITA E SVILUPPO DELLA BOTANICA MEDICA MODERNA E PADOVA; IL GIARDINO BOTANICO
(modello in scala, vedute storiche) LUOGO SIMBOLO DELLA RICERCA E DELLA DIDATTICA.
Testi, tavole, preparati, strumenti.
- I/8-I/9 – INFLUENZA DEL PENSIERO GALILEIANO, PENSIERO ANATOMICO E PATOLOGIA
- I/10 – NASCITA E SVILUPPO DELLE SCIENZE BIOLOGICHE; STRUMENTI, SCOPERTE
- I/7-I/10 STRUMENTI DI RICERCA INTERDISCIPLINARI (letti sperimentali, modelli esistenti
al vero). Evoluzione della tecnologia e della strumentazione, oggetti e documenti
di varia natura. Oggetti, apparecchi e modelli connessi all’introduzione del metodo
quantitativo in medicina.
- I/11 – SVILUPPI DELLA RICERCA E DELL’INSEGNAMENTO; NASCITA DELLA MEDICINA DEL LAVORO
E PADOVA
- I/12 – ARTICOLAZIONI DISCIPLINARI; RADIOLOGIA; NUOVE PATOLOGIE
- I/13 – NUOVE FRONTIERE DELLA RICERCA; BIOLOGIA MOLECOLARE; GENETICA (lettore DNA…);
DIAGNOSTICA
- I/14 – LA RICERCA E LA DIDATTICA OGGI A PADOVA E NEL VENETO.
LIVELLO SUPERIORE DELL’ESPOSIZIONE PERMANENTE
- II/1 – IL SISTEMA SANITARIO TERRITORIALE OGGI. Formazione del personale non medico
e diversificazione dei ruoli. Scuole ospedaliere nel Veneto (modelli in scala, cartografie,
audiovisivi, postazioni telematiche informative).
- II/2 – ELEMENTI INTRODUTTIVI, OGGETTI E PREPARATI TERAPEUTICI E CHIRURGICI. Selezione
dalle raccolte universitarie e da altre istituzioni e fondazioni in ambito regionale.
- II/3 – LE ORIGINI DELLA TERAPIA, RIFERIMENTI STORICI (documenti, arredi, strumenti,
stampe, dipinti sulla cura).
- II/4 – IL TERMALISMO EUGANEO (riferimenti letterari, reperti archeologici di installazioni
ed utensili, strumenti chirurgici di età romana, documenti rinascimentali, testi
e stampe antichi e moderni, ex voto e curiosità varie, elementi di attualità terapeutica).
- II/5 – ORIGINE DELLA CLINICA E PADOVA, GIAMBATTISTA DA MONTE AL LETTO DEL MALATO
(scena ricostruita al vero).
- II/6 – SVILUPPI DELLA CLINICA
- II/7 – ORIGINE DELLA CHIRURGIA MODERNA, TESTI E OGGETTI, PROCEDURE INNOVATIVE
- II/8 – ORIGINE DELLA CHIRURGIA MODERNA, STRUMENTI (modelli al vero esistenti di
tavolo chirurgico e di armatura ortopedica)
- II/9 – ORIGINE E SVILUPPO DELLA FARMACOLOGIA MODERNA (farmacopee, ricettari, piante
medicinali; forme varie di medicamenti; farmaci e contenitori, teriaca…), ANTICA
FARMACIA (originale al vero).
- II/10 – TENDENZE ATTUALI DELLA FARMACOLOGIA
- II/11 – SVILUPPI RECENTI DELLA CHIRURGIA nel mondo e a Padova (trapianti, cellule
staminali…) MICROCHIRURGIA (robot per chirurgia stereotassica…)
- II/12 – NUOVA MEDICINA; GENOMICA (sequenziatori…), PROTEOMICA (apparato micro-array…),
le biotecnologie per la salute.
- II/13 – EVOLUZIONE DEL CONCETTO DI CURA E DEL RAPPORTO MEDICO-MALATO, MEDICINA PREVENTIVA,
EDUCAZIONE SANITARIA, IGIENE
- II/14 – VETERINARIA. Sanità animale e sanità umana.
ALTRE SEZIONI
- T 13 / T 14 / T 15 – Questi spazi posti al piano terra, con i relativi soppalchi
al piano ammezzato, sono accessibili dal portico di via San Francesco. Sono organizzati
come luoghi di ESPOSIZIONE E PROMOZIONE, rispettivamente, di prodotti sanitari,
pubblicazioni e materiale informativo specialistico, prodotti farmaceutici e affini.
I relativi allestimenti rispondono di conseguenza alle diverse necessità funzionali,
secondo una declinazione che favorisca inoltre un rapporto attivo fra il pubblico
e i ‘materiali’ interessati.
- T 16 – POLO INFORMATIVO SANITARIO CITTADINO. ‘Ponte’ per eccellenza fra Museo e
territorio, costituisce parte integrante del sistema interattivo museale, e perciò
è concepito secondo lo stesso particolare assetto previsto per i due soprastanti
spazi: il CENTRO DI DOCUMENTAZIONE (A 3) e la sala delle INTERAZIONI MUSEALI (I
B, vedi sopra).
- A 1 – Un CENTRO STUDI informatizzato è ospitato inoltre in adiacenza agli uffici
del Museo.
NOTE
- “Die Einheit der Dualität von Botanischem Garten und Cella Vita/luce
ist Kern der vitalen Entwicklung und Darstellung des Inhaltes des Museum. // Mit
den wechselnden Jahreszeiten ändert sich die Interpretation des Botanischem Gartens,
mit den immer neuen Erkenntnissen der medizinischen Forschung ist der Raum der Cella
luce in kontinuierlicher Veränderung bespielt. // Das Museum der Medizin im ehemaligen
Hospital San Francesco Grande in Padua ist Ort des Wissens, der Erkenntnis, des
Selbst und der Forschung des Geheimnisses des menschlichen Lebens„.
- Cfr.: I. de Solá Morales, Il significato dell’architettura dei musei,
in J.M. Montaner, J. Oliveras, Musei dell’ultima generazione, Milano 1988; aa.vv.,
A. Mottola Molfino, Il libro dei musei, Torino 1992; M. Aprile, Museo, Palermo 1993.
- J. Rykwert, La seduzione del luogo, Torino 2003.
- R. Koolhaas, in The Harvard Design School Guide to Shopping, Cambridge,
Mass. 2002.
- Cfr.: S. Polano, Mostrare, Milano 1988; aa.vv., Universo museo,
Venezia 1990; scritti in “Domus” 679/1987 e “Modo” 224/2003; “Area” 65/2002, Esporre,
in part.: V. Gregotti, Stato di crisi; F. Purini, Gli Ipermusei; F. Bucci, Musei
del “Mondo Novo”; S. Suma, I musei dell’iperconsumo.
- L. Basso Peressut, Polarità museali, in “Area” 65/2002 cit.
- M. Hollein, Musei. Le insoddisfazioni della monumentalità, in Next.
VIII Mostra internazionale di architettura, La Biennale di Venezia, Venezia 2002.
Cfr: A. Negri, A. Piva, A. Rudi, Musei in formazione, Venezia 1994.
- S. Stephens, ed., Building the New Museum, New York 1986.
- A proposito dell’evoluzione dell’architettura museale nell’ultimo
mezzo secolo, cfr.: R. Aloi, Musei, Milano 1962: J.M. Montaner, J. Oliveras, Musei
dell’ultima generazione cit.; L. Allegret, Musées, Paris 1987; L. Basso Peressut,
Musei, architetture 1990-2000, Milano 1999.
- A proposito dell’attuale condizione della progettazione museale
fra tradizione e innovazione, cfr. saggio specifico di L. Basso Peressut, in id.,
Musei per la scienza. Science Museums, Milano 1998.
- In A. Ferlenga, a cura di, Aldo Rossi, Architetture 1959-1987,
Milano 1987.
- R. Moneo, Considerazioni intorno alla tipologia, in La solitudine
degli edifici, Torino 1999.
- A proposito della componente interattiva e spettacolare nell’attuale
progettazione museale cfr.: saggi cit., in “Area” 65/2002; J. Henderson, Museum
Architecture, London 1998.
- L. Basso Peressut, Musei per la scienza. Science Museums cit.
- Ibid.; L. Allegret, op. cit.; H. Wyklicky, Das Josephinum. Die
Josephs Akademie. Das Institut für Geschichte der Medizin, Wien 1985.
- Cfr.: L. Rossetti, L’università di Padova. Profilo storico, Trieste
1983; C. Bianchi, Il contributo di Giuseppe Jappelli, Padova 1979; A. Cornoldi,
a cura di, Luoghi e vita della città, Padova 1995; I musei, le collezioni scientifiche
e le sezioni antiche della biblioteca, Università di Padova, Padova 1996.
- Cfr.: H. Tesar, Sammlung Essl, Stuttgart-London 2000; A. Alessi,
Heinz Tesar, Roma 2002.
- Cfr.: L. Basso Peressut, I luoghi del museo, Roma 1985; S. Ciarcia,
Allestimento museale, questioni di dettaglio, present. N. Pagliara, Napoli 1998.
- Cfr. in part.: C. Semenzato, a cura di, Il teatro anatomico, storia
e restauri, in part. saggi di V. Dal Piaz e M. Rippa Bonati, Padova 1994; L. Premuda,
a cura di, I secoli d’oro della medicina, 700 anni di scienza medica a Padova, Modena
1986; Les siécles d’or de la medecine, Milano 1989; Relazione illustrativa dell’idea
museale, Concorso di idee per l’individuazione della migliore soluzione progettuale
per l’allestimento del museo di storia della medicina e della salute in Padova,
a cura della Provincia di Padova, 2003 (testo e ricca bibliografia specialistica).
- Cfr.: Heinz Tesar, Wien-New York 1995; H. Tesar, Vorform Sammlung
Essl, Wien 1999.