Bagni de Abano
"Lettura" di una immagine
di Murizio Rippa Bonati
L’iconografia antica delle cosiddette “città d’acque” è relativamente scarsa e tutte
le immagini a disposizione meritano una “lettura” attenta. Consideriamo l’incisione
Thermae Aponenses in Agro Patavino, realizzata nei primi anni del Seicento da Francesco
Bertelli [Figura 1]. Da questa, che molto probabilmente è la più antica rappresentazione
del principale centro delle Terme Euganee, sono state tratte numerose altre immagini.
Domenico Vandelli (1735-1816), ad esempio, nel suo trattato De Thermis Agri Patavini
(Padova, Conzatti, 1761), ne ha inserito una interessante derivazione, intitolata
Bagni de Abano [Figure 2 e 2bis]. Varianti settecentesche semplificate compaiono
anche nelle guide curate da Rogissard [Figure 3 e 4] e sono note alcune fantasiose
versioni novecentesche dipinte dal pittore padovano Fulvio Pendini (1907-1975).
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- Figura 1
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- Figura 2
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- Figura 3
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- Figura 4
La “lettura” dei Bagni de Abano, qui presentata in un bella versione
a colori, consente una rapida visualizzazione di tutti gli elementi che caratterizzavano
il centro termale euganeo, ma che possono essere considerati una sintesi di luoghi
e di attività comuni a tutte le località termali di ieri e di oggi.

Figura 2 bis
[Figura 5] La “Fontega”. Il centro dei Bagni de Abano è
occupata dalle fonti termali del Montirone. Il saggista francese Michel de Montaigne
ha lasciato una descrizione del luogo tanto sintetica quanto efficace: «Tutta
la zona appare invasa di vapore, ché i ruscelli discendenti qua e là
verso la pianura trasportano ben distanti caldo e puzzo. Il vapore non si trova
soltanto dove c'è acqua, ma fuma la roccia stessa attraverso ogni crepa e
connessura».
[Figura 6] Il “Bagnio comun”. Ai piedi del Montirone vi era la
grande piscina termale quadrata, nella quale si vedono immersi contemporaneamente
uomini e donne.
[Figura 7] “Osteria”. Nelle immediate vicinanze del Montirone,
ovviamente, sorsero anche le prime strutture ospitali. Questa posta al centro dell’immagine
è l’Osteria Polcastro, dove i pazienti forestieri potevano trovare
alloggio e, in appositi camerini al piano terreno, sottoporsi alle cure termali
.
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- Figura 5
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- Figura 6
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- Figura 7
[Figura 8] Che i frequentatori delle città d’acque fossero bisognosi
di cure lo dimostra chiaramente il viandante con le stampelle in primo piano.
[Figura 9] Per chi non poteva recarsi personalmente alle terme acqua e fango
potevano essere portati a dorso d’asino nelle case dei pazienti. A titolo
di curiosità si può ricordare che nel libro dei conti di Galileo Galilei,
tra gli acquisti effettuati ad Abano che gli venivano recapitati nella vicina Padova,
sono registrati, carne, vino e acqua.
[Figura 10] “Molino”. Anche se comprensibilmente l’uso
principale delle acque termali è sempre stato quello terapeutico, non mancavano
utilizzazioni più tradizionali. Nel caso specifico una canalizzazione di
legno veicolava l’acqua fumante verso la ruota di un mulino.
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- Figura 8
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- Figura 9
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- Figura 10
[Figura 11] “Monte Arton”. Il toponimo, leggermente storpiato,
si riferisce al Santuario della Vergine di Monteortone, località nelle immediate
vicinanze di Abano. La fama della fonte era tale che è nominata anche nel
De motu cordis (Francoforte 1628) di William Harvey. La processione di persone che
salgono verso il Santuario ci ricorda che molto spesso le proprietà terapeutiche
delle acque sono strettamente collegate a fenomeni squisitamente devozionali.
[Figura 12] Le due donne sedute, con ombrellino e ventaglio, ben rappresentano
l’aspetto ludico che, da sempre, è una importante componente dei soggiorni
di cura nelle città d’acque.
[Figura 13]Alla salute faticosamente mantenuta o riconquistata in una località
termale si può anche brindare con un ... bicchiere d’acqua.
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- Figura 11
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- Figura 12
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- Figura 13